di Giovanni Bogani
Lo spettatore, si sa, è sadico. Ha da sempre una sottile – e nemmeno tanto sottile – invidia verso i divi dello schermo. E verso i film che li glorificano. Quelli che stanno per essere celebrati dall’Oscar, poi! Quando vanno su, con la statuetta in mano, e recitano il loro discorsino, seri seri, perfetti, sono insopportabili, via, diciamolo. E allora, malevoli di tutto il mondo, unitevi. E segnatevi questi due indirizzi internet:
www.bloopers.it e
www.movie-mistakes.com . E cominciamo, grazie a questi due siti – uno in italiano, l’altro in inglese – a fare le pulci ai film che, in barba a noi e ai due siti in questione, hanno trionfato al Dorothy Chandler Pavillon di Los Angeles.
IL GLADIATORE.
Primo fra tutti, “Il gladiatore”. No, non ci sono gli antichi Romani con l’orologio. Per quelli, il primato va a “Scipione l’Africano” di Carmine Gallone, e forse sono leggende metropolitane. Però…
1. I
cavalli sono troppo grandi. All’epoca, c’erano solo cavalli piccoli. Il tipo di cavalli che vediamo nel film arrivò solo nel Medio evo
2. Come fanno tutti i gladiatori, che vengono da diverse parti dell’Impero, a
capirsi fra loro? Ma in inglese, naturalmente… Magari, invece, qualcuno parlava romano, qualcuno greco, e molti parlavano altre lingue. Fatto splendidamente ignorato dal film.
3. Il Colosseo si chiamava
Anfiteatro Flavio
4. Nella scena in cui l’imperatore giace, morto, sta chiaramente
respirando
5. Nella scena di Commodo sulla terrazza all’alba, con suggestivi colori giallo-arancio, si nota un affascinante
panorama di Roma. Peccato che sulla destra si noti il cupolone di San Pietro, che sarà costruito una quindicina di secoli dopo. Si nota anche una profusione di cupole: una ricorda persino quella di Brunelleschi del Duomo di Firenze. Sono evidenti anche due colonne con angeli alati svettanti sulla cima delle colonne, tipicamente rinascimentali. Nel modellino in grigio che viene mostrato a metà film per documentare l’ingresso di Massimo in Roma, c’è una visione dall’alto di Roma: fedele. Ma, infatti, tutte quelle
cupole nel modellino non ci sono. In molti, tuttavia, dicono che quella non è e non vuole essere la cupola di San Pietro
6. Massimo dice al figlioletto morto: “ricordati di tenere giù i talloni quando cavalchi…”. Ma questo è giustificato se i cavalieri usano le staffe. Infatti, i romani del set montano con le
staffe, anticipando il loro utilizzo di svariati secoli.
ERIN BROCKOVIC
Vogliamo negare il piacere di qualche “perla” impigliata fra i riccioli, o nella scollatura di Julia Roberts?
1. Nella seconda scena del film, ambientato nella metà degli anni ’80, Julia è in piedi nella strada. E dietro di lei c’è la pubblicità di un
sito web: www.quepasa.com . Peccato che quel sito, ancora, non esistesse. Così come gran parte del mondo di internet.
2. Quando Erin va in camera del figlioletto per dargli la buona notte, c’è un
poster del film “Jurassic Park”. “
Jurassic Park” è stato fatto nel 1993.
3. Non un errore, ma una curiosità: nella cafeteria, la cameriera che serve Julia Roberts ha scritto “Julia” sul distintivo. In realtà, è la vera
Erin Brockovich.
4. Ancora tempi e mode: il film si svolge negli anni ’80, ma in un garage c’è una
Mustang nuovo modello, uscita alla fine degli anni ’90
5. A un certo punto, Erin firma un documento con la destra. Ma in tutto il film – e nella realtà – lei è
mancina.
CHOCOLAT
1. Il film è ambientato in un paesino della Francia. Ma il volantino per boicottare l’immoralità – quando arrivano gli zingari – è, naturalmente, scritto… in
inglese.
EYES WIDE SHUT.
Non tralasciamo neppure il capolavoro annunciato del secolo, del millennio, dell’era geologica: “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick. Il perfezionista, il Dio del rigore e della precisione…
1. Durante la celebre festa-orgia di metà film, la maschera di Tom Cruise
cambia disegno decorativo.
2. Tom Cruise legge la notizia della morte di una ragazza che aveva incontrato durante l’orgia su un articolo di “
Repubblica” – che non ha una edizione americana… e poi la legge in italiano! Ma questo va a favore del perfezionismo di Kubrick: in ogni versione nazionale del film ha inserito un giornale diverso.
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